Aeroporto, la carica degli studenti. Sindacati e associazioni in difesa dei consumatori assenti. «Stupido non utilizzarlo, la Regione ci ascolti»

| 20 novembre 2015

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C’erano tanti ragazzi ieri nel corteo per il Gino Lisa, almeno un centinaio quelli del liceo scientifico Marconi e dell’artistico Peruggini. E in fondo basterebbe la loro presenza per legittimare una manifestazione che vuole guardare al futuro: il diritto alla mobilità in questo c’entra parecchio. Ma quale chiave di lettura dare alle vistose assenze di amministratori, politici di ogni partito e latitudine, sindacati a parte qualche sigla autonoma (il Fast)? Il corteo di Vola Gino Lisa per chiedere alla Regione di «mettercela tutta» sull’allungamento della pista è stata un’iniziativa dei comitati e di pochi altri. Assente la società civile, esagerato lo spiegamento di poliziotti e carabinieri per i cinquecento in marcia da piazzale Italia fino a piazza Battisti. Sono stati scanditi slogan come “Il Gino Lisa non si tocca, si ritocca”, ma anche “il futuro dell’Italia siamo noi” urlato dai giovani di Forza nuova.

La manifestazione è servita a qualche sigla anche per farsi un po’ di propaganda. Dietro lo striscione ormai celebre “Il Gino Lisa non è più un lusso” c’erano i ragazzi delle scuole, a seguire il sindacato Fast, l’associazione Qualità della vita con il suo presidente (e presidente del consiglio comunale) Luigi Miranda, i consiglieri comunali Di Pasqua, Russo, Annecchino e Rignanese, gli assessori Lioia (Istruzione) e Tucci (Bilancio), il Movimento politico Schittulli, Daunia chiama Molise e a chiudere il tazebao di Populus.

Gli attivisti di Vola Gino Lisa indossavano magliette bianche con una scritta a ricordo del corteo andato in scena già quattro anni fa (“Dal 19 dicembre 2011 al 19 dicembre 2015 sempre qui in difesa dell’aeroporto”). La marcia si è conclusa in poco più di un’ora, compresa la sosta tecnica di circa 10’ davanti a Palazzo Dogana sede della Provincia; ai bordi delle strade si è radunata un po’ di gente incuriosita.

A Bari, nel frattempo, i consiglieri comunali Cataneo, Rizzi e Sciagura (ne riferiamo a parte) provavano simbolicamente a incatenarsi davanti a via Capruzzi nella speranza di essere ricevuti dal presidente Emiliano. La Regione è sul banco degli imputati, secondo gli attivisti e un vasto movimento d’opinione (anche partitico), perché nell’ultima lettera inviata a Bruxelles sulle motivazioni per l’allungamento della pista a 2mila metri, viene escluso il ruolo e la funzione che nella partita potrebbe svolgere Aeroporti di Puglia. L’assessore al Bilancio, il foggiano Raffaele Piemontese, ha già chiarito anche dalle colonne della Gazzetta come «non esista alcuna norma giuridica che permetta a una società di diritto pubblico qual è Aeroporti di Puglia di erogare la quota di cofinanziamento privato del 25 per cento», per ovviare alla procedura d’infrazione alla Concorrenza che l’Ue minaccia se non si chiarisce la questione.

Ma i comitati rispondono a muso duro: «Anche Piemontese si è fatto abbagliare dalle sirene baresi». Ieri abbiamo provato a sentire dai ragazzi come la pensano su tutta questa storia, il loro giudizio è tagliente e disarmante: «Se l’aeroporto ce l’hai e non puoi usarlo: è da stupidi. Noi siamo qui perché crediamo di combattere per una causa giusta. Ne abbiamo approfittato per un giorno di festa a scuola? Pensatela come volete, domani dovremo portare la giustificazione. Ma non importa, tanti di noi se ne vanno da questa città che non sa difendere ciò che ha. E se non lo diciamo noi non lo dice nessuno».

Articolo di Massimo Levantaci pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 20.11.2015

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Categorie: Generale, Le verità e i fatti in evidenza, Lo stato dei fatti sul Gino Lisa, Notizie, Sviluppo