Bari, si indaga su Ryanair. “Trenta milioni senza gara, ecco la prova della truffa”. Secondo la Procura le mail testimoniano gli aiuti di Aeroporti di Puglia alla compagnia aerea. Usati fondi Ue per una falsa pubblicità

| 24 febbraio 2015

14155681_960230244d

Un finanziamento da trenta milioni di euro concesso senza alcuna gara, con un escamotage tecnico in modo da poter finanziare la compagnia aerea con fondi destinati al turismo. Mail che testimonierebbero l’accordo. E un’indagine di mercato farlocca a fare da foglia di fico. C’è qualcosa di indicibile nell’accordo siglato nel 2009 tra Aeroporti di Puglia e Ryanair, qualcosa su cui sta indagando da più di un anno la Procura di Bari. Le ipotesi di reato sono truffa e abuso di ufficio. La storia è quella di una partita di giro di fondi europei che transiterebbero attraverso aeroporti nelle casse di una società di Ryanair come fosse falsa pubblicità e poi tornerebbe nelle casse di Ap come pagamento per i servizi aeroportuali della società irlandese.

L’indagine del nucleo di polizia tributaria della Finanza di Bari, coordinata dal pm Luciana Silvestris, nasce circa due anni fa in seguito ad alcuni articoli di giornale. Dopo le prime verifiche accertano come l’allora amministratore unico di Aeroporti, Domenico Di Paola, abbia sottoscritto nel settembre del 2009 un contratto di marketing, finalizzato alla promozione turistica della Puglia, con la società irlandese “Airport Marketing services limited” (Ams), unica licenziataria sul sito web di Ryanair. La durata del contratto è di cinque anni. Al 31 dicembre del 2012 la Ams ha fatturato alla regione poco più di trenta milioni di euro.

Una cifra monstre, soprattutto se si pensa che si tratta soltanto di pubblicità. Ed è qui però che ci sarebbe l’inghippo. È esattamente in questo punto che la storia, secondo la Finanza, prende una forma diversa rispetto a quello che potrebbe apparire. Innanzitutto i trenta milioni (che diventano quasi cinquanta se si tiene conto della data di scadenza del primo contratto) non sono di Aeroporti. Ma arrivano dalla Regione, principalmente dai Fesr, i fondi europeiche sulla carta dovrebbero servire per la promozione turistica. Per questo il contratto viene firmato con Ams, la società di pubblicità di Ryanair che almeno sulla carta avrebbe dovuto inserire dei banner pubblicitari all’interno del sito Internet della compagnia. Non è dato sapere se i banner sono mai apparsi ma non serve certo un’inchiesta giudiziaria per accertare che il motivo del finanziamento, un finanziamento così cospicuo poi, non poteva essere la pubblicità sul sito. Ma garantirsi, come effettivamente è stato, che Bari diventasse un hub di Ryan sia per i voli in incoming che per quelli in uscita.

L’inchiesta giudiziaria non verte però soltanto sulla natura del finanziamento. Ma anche sulle modalità con le quali è stato affidata. Per la definizione del contratto, Ap non ha proceduto ad alcuna gara d’appalto. Al contrario ha bandito una “semplice procedure negoziata senza previa indizione di gara”. Ryanair è stata scelta soltanto grazie a quella che secondo gli investigatori è stata una “incompleta e inefficace” indagine di mercato rivolta a una serie di compagnie aeree europee affinché potessero occupare le rotte baresi e in particolare sostituire quelle di My Air, la società veneta che era da poco fallita. Ma sulla casa i soldi pubblici messi a disposizione sono per la pubblicità. E così nella procedure negoziata si faceva riferimento anche a una non meglio precisata promozione del prodotto Puglia.

In realtà, secondo i Finanzieri, era tutta una farsa. Bisognava semplicemente trovare il modo di girare i soldi pubblici a Ryanair, dribblando le leggi che vietano gli aiuti di Stato alle imprese. E indirizzando su questo capitolo i Fesr turistici. Una conferma in questo senso verrebbe da alcuni documenti sequestrati. Alcune mail testimonierebbero come tra gli operatori invitati per la manifestazione d’interesse mancassero proprio i vincitori, cioè Ryan-Ams. Come hanno fatto dunque a vincere se non hanno nemmeno partecipato? Una domanda che per la Guardia di Finanza non ha trovato risposta. Anche per questo è stato denunciato all’autorità giudiziaria l’ex amministratore, Domenico Di Paola, sia per abuso di ufficio sia per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo gli investigatori, infatti, la Regione che ha erogato le somme era all’oscuro dell’accordo. E Di Paola lo avrebbe fatto per garantire un guadagno ad Aeroporti. I soldi dati a Ryanair in qualche maniera tornavano perché la società irlandese paga i servizi di scalo (tra i più cari in Italia) a Bari oltre a garantire una movimentazione di passeggeri importanti che ha portato Bari a essere tra gli aeroporti italiani più frequentati. “Ma è come se una parte dei biglietti dei passeggeri fosse pagata dall’Unione europea” dice un investigatore.

L’indagine è chiusa da quasi un anno. E probabilmente è stata congelata in un primo momento anche perché proprio mentre la Finanza depositava l’informativa finale, l’ex amministratore Di Paola si candidava come sindaco per il centrodestra a Bari. Intanto però Aeroporti hanno rinnovato il contratto nei mesi scorsi a Ryanair; 85 milioni per i prossimi cinque anni, senza gara d’appalto. Ma grazie a una proroga del vecchio contratto finito ora sotto inchiesta.

 

Articolo di GABRIELLA DE MATTEIS e GIULIANO FOSCHINI pubblicato su La Repubblica – Bari il 24.02.2015

Condividi questa pagina
  • Print
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • email
  • Google Buzz
  • LinkedIn
  • Live
  • MyShare
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • Technorati
  • Wikio IT

Tag: , , , ,

Categorie: Generale, Notizie