Gino Lisa tra gli scali «nazionali», l’ente camerale chiama la «Bocconi». Commissionato uno studio sulle potenzialità dell’aeroporto classificato di interesse regionale

| 25 febbraio 2014

«Se venissero meno gli aeroporti italiani con traffico inferiore a 2 milioni di passeggeri ci sarebbe uno spostamento di ricchezza dalle aree meno sviluppate a quelle più ricche, accentuando il divario economico e sociale già fortemente esistente nel nostro Paese». Questa l’opinione, suffragata da uno studio dettagliato, di Unioncamere, che la scorsa settimana ha riunito a Roma i suoi soci, oltre a diversi esperti, per fare il punto sul Piano aeroporti nazionale, nel momento di passaggio dal governo di Enrico Letta a quello di Matteo Renzi. Il ministro (riconfermato) alle Infrastrutture Maurizio Lupi ha di recente redatto un piano aeroportuale — dopo aver corretto quello ereditato dal predecessore Corrado Passera — aggiungendo una clausola apprezzata sui territori: saranno accettati suggerimenti e si cercherà di farne tesoro. Per questo le Camere di commercio sperano che il loro grido d’allarme sia raccolto nel momento della stesura definitiva del Piano (che passerà al vaglio della Conferenza Stato-Regioni e quindi del Parlamento). Piano che ha suddiviso il territorio in dieci bacini di utenza omogenei, ciascuno dei quali avrà un aeroporto strategico, circondato da uno o più scali di interesse nazionale. C’è un’unica eccezione: il Centro-Nord ne avrà due di strategici.

Tutti gli altri saranno di carattere regionale. Ma è proprio sugli scali con meno traffico (che possono essere anche nel gruppo dei nazionali) che si è appuntata l’attenzione di Unioncamere: considerando l’attrattività turistica, la chiusura degli aeroporti minori metterebbe a rischio almeno parte dell’ammontare di entrate derivanti dalla spesa del turismo in arrivo, pari ad oltre 1 miliardo e 450 milioni di euro. La spesa è stimabile in oltre 500 milioni di euro per i soli aeroporti con traffico inferiore a 1 milione di passeggeri all’anno. La percentuale di turisti stranieri che utilizza l’aeroporto per accedere al nostro Paese è pari a circa il 30% medio. Ma — si aggiunge nel report — per alcune province periferiche, come Ragusa, Trapani, Taranto, o difficilmente raggiungibili con altre modalità di trasporto, come Siena e Perugia, la quota è molto più significativa. A Trapani e Ragusa, ad esempio, supera l’80%, a Taranto il 70%, a Siena e Perugia sfiora il 50%». Questi sono alcuni spunti dello studio curato da Uniontrasporti-Iccsai, che ha alzato il livello di allerta in particolare «per le scelte che l’Unione europea si appresta a compiere e che minacciano la sopravvivenza della stragrande maggioranza degli aeroporti italiani, e di società di gestione che in Italia, come in gran parte dei Paesi europei non possono stare in equilibrio senza un aiuto pubblico». Si è — per dirla con il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello — «di fronte ad uno scenario di cambiamenti del sistema aeroportuale che produrranno sensibili effetti per le imprese».

L’Italia non è sola in questa situazione: in Europa, infatti, due terzi degli aeroporti gestisce volumi di traffico annuali inferiori al milione di passeggeri. In questa categoria sono 23 gli aeroporti italiani, 17 quelli tedeschi (18 con traffico superiore), 22 quelli spagnoli (24 quelli con traffico superiore). Chiudendo in Europa gli aeroporti minori (come sostengono alcuni mirando all’accorpamento), circa 4,5 milioni di persone, per raggiungere il resto del Continente, subirebbero aumenti dei tempi medi di viaggio di oltre il 20%. In Italia, «l’azzeramento dei voli in partenza e in arrivo nelle 23 strutture con meno di 1 milione di passeggeri provocherebbe un aggravio dei costi per l’utenza stimato in 21,5 milioni di euro nell’ipotesi ottimistica che la chiusura dei collegamenti di linea su ciascuno scalo non modifichi abitudini di volo dei passeggeri, ma comporti solo un aumento del percorso di viaggio. In particolare — secondo Unioncamere — l’entrata in vigore dei nuovi indirizzi creerebbe grossi problemi di mobilità su tutto il corridoio adriatico e nelle regioni geograficamente più «periferiche», come Calabria e Sicilia. Il Piano di Lupi individua 11 aeroporti strategici: Milano Malpensa, Venezia, Bologna e Firenze/Pisa (se si consorzieranno), Roma Fiumicino, Bari, Lamezia, Catania, Palermo, Cagliari. Sono 26 quelli nazionali: Torino, Cuneo, Genova, Milano Linate, Bergamo, Brescia, Verona, Treviso, Trieste, Parma, Rimini, Ancona, Roma Ciampino, Perugia, Pescara, Brindisi, Taranto (ma solo per le merci), Salerno, Reggio Calabria, Crotone, Comiso, Trapani, Pantelleria, Lampedusa, Olbia Alghero.

Tutti gli altri sono scali regionali, come il foggiano «Gino Lisa». Questo, infatti non risponde, secondo il Piano, ai criteri richiesti per diventare «nazionale»: ruolo definito nel bacino e specializzazione; equilibrio economico-finanziario, anche da raggiungersi ma in un tempo ragionevole. Secondo Fabio Porreca, presidente della Camera di Commercio di Foggia, invece i due requisiti ci sono, a cominciare dalla vocazione turistica del vicino Gargano e dalla domanda in un bacino di utenza che si spinge fino a Campobasso, Avellino e Potenza (pari a circa 1 milione e 300 mila abitanti). Quanto all’equilibrio economico — oggi non verificabile perché lo scalo è utilizzato solo da elicotteri — se ne capirà di più quando entro la prima metà di marzo sarà pronto uno studio affidato a Lanfranco Senn, direttore del Centro studi trasporti dell’università Bocconi. Comunque vada a finire si procederà con l’allungamento della pista, dagli attuali 1.600 metri ai futuri 2.000, misura che consentirebbe l’atterraggio di aerei da 200-250 posti.

Articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 25.02.2014

Condividi questa pagina
  • Print
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • email
  • Google Buzz
  • LinkedIn
  • Live
  • MyShare
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • Technorati
  • Wikio IT

Tag: , , , , , , , ,

Categorie: Generale, Le verità e i fatti in evidenza, Lo stato dei fatti sul Gino Lisa, Notizie, Pista, Sviluppo