Perchè il caso di Lipsia non centra niente con l’allungamento della pista di Foggia. L’analisi e le differenze.

| 23 novembre 2013

Caso Lipsia - Vettore DHL operante nello scalo ricostruito con i fondi dell'UE

Non è nostra intenzione fare in questa sede un trattato di diritto comunitario, tuttavia ci sembra importante fare qualche considerazione sulla procedura di infrazione per distorsione del mercato aperta dalla commissione europea sull’aeroporto di Lipsia, procedimento che è stato considerato un pericoloso precedente tanto da far decidere di bloccare l’asta per il lavori di adeguamento della pista del Gino Lisa.

Le spese sostenute per l’adeguamento strutturale dell’aeroporto di Lipsia/Halle riguardanti l’allungamento di una pista sono state attenzionate in quanto potenzialmente rientrati nella casistica di “aiuto di stato” nei confronti di una societá privata ossia la DHL.

In sintesi
la procedura d’infrazione faceva riferimento all’ipotesi che quegli investimenti siano strumentali all’insediamento di una specifica azienda beneficiara.

La questione è complessa (può essere visionata per interezza qui) ma quello che ci interessa é evidenziare quali siano i potenziali punti di contatto nell’accordo societá di gestione aeroporto di Lipsia (controllata dal governo della sassonia)-Dhl e il progetto di allungamento del Gino Lisa.

Alla base dell’iter di allungamento dello scalo foggiano non é (almeno per il momento) presente alcun accordo tra il gestore pubblico e qualsivoglia soggetto privato (quindi sostanzialmente con compagni aeree civili e/o cargo) che possa far ritenere la nuova pista come esclusivamente vantaggiosa per una azienda privata.

La vicenda tedesca ha poi un impatto economico decisamente superiore: l’investimento alla base é di 350 milioni di € (contro 14 milioni di € necessari allo scalo dauno).

Si parla infatti dello spostamento dell’hub di una delle piú grandi societá di logistica a livello mondiale da uno scalo (Bruxelles) ad un altro con tutto ció che concerne in termini di infrastrutture di raccordo, di indotto e di posti di lavoro:era quindi inevitabile che le dimensioni dell’operazione attivassero le autoritá di controllo.

Concludendo possiamo ragionevolmente affermare (sulla base del materiale e della documentazione giuridica comunitaria disponibile sui canali ufficiali dell’Unione Europea) che l’ipotesi di porre in relazione le due vicende é quantomeno remota in quanto non vi è alcun accordo formale che subordini l’ingresso operativo di un operatore privato sul Gino Lisa a fronte dei lavori di allungamento della pista a 1800, nè vi sono stati in passato in quanto si sono succeduti solo generiche e mai vincolanti manifestazioni di interesse (come quella di Ryanair) prive però di alcun valore giuridico.

In parole semplici il caso di Lipsia non può essere relazionato al Gino Lisa poichè per il primo si erano chiesti sovvenzionamenti europei per far diventare un piccolo aeroporto un mega scalo in cui operava una compagnia di logistica (la DHL), ma questo scalo si trovava vicinissimo al confine con un altro Stato membro dell’Unione Europea. Ovvero in questo modo si erano usati fondi pubblici europei per aiutare uno scalo a diventare un mega hub a diretta concorrenza di un altro stato membro. È in questo senso che va interpretato il caso dell'”aiuto di stato” e della procedura aperta a riguardo. Si erano usati soldi europei per una concorrenza diretta tra due stati membri confinanti. Ma questo caso che cosa a che fare con l’allungamento della pista del Gino Lisa, se l’unica concorrenza può esser vista sta nell’aeroporto di Bari? Ma il Gino Lisa e il Karol Wojtyla sono di proprietà della stessa società, Aeroporti di Puglia, le cui azioni al 99.5% sono di Enti pubblici, in particolare della Regione Puglia. Dunque, dov’è l’analogia?

Citando un comunicato stampa ufficiale dell’Unione Europea segnaliamo che la vicenda si è conclusa con il via libera all’insediamento della vettore Cargo a Lipsia: infatti solo una parte di quell’accordo è stato considerato non valido.

I 2 scali condividono solo la necessità di raggiungere una determinata soglia di operatività mediante l’allungamento della pista e nulla più, ed è curioso che nello scalo tedesco l’allungamento si è compiuto posando il nuovo tratto di pista sull’autostrada (vedi foto): anche per il Gino Lisa si prospetta una soluzione di quel tipo qualora si decidesse di allungare la pista (interrando la tangenziale) anche in testata sud: a noi risulta difficile individuare ulteriori punti di contatto.

Tangenziale Est di Forlì che passa al di sotto della pista aeroportuale dello scalo cittadino

Maggiori informazioni sulla vicenda su

http://www.dirittodelmercato.com/concorrenza-antitrust/aiuti-di-stato/provvedimenti-tribunale-europeo-sullaiuto-a-favore-dell%E2%80%99aeroporto-di-leipzig-halle/

http://www.airportwatch.org.uk/wp-content/uploads/State-aid-to-airports_20130916_IGN-Germany_Position.pdf

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Categorie: Generale, Le verità e i fatti in evidenza, Lo stato dei fatti sul Gino Lisa, Notizie, Pista, Studi, Studi tecnici & Info

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