Pista aeroporto, un grande pasticcio. La Regione chiede all’Ue se può utilizzare i fondi, ma non poteva farlo prima?

| 13 novembre 2013

L’imbarazzo che circonda l’ultimo «disguido» sulla pista del Gino Lisa suggerisce che stavolta la Regione l’abbia combinata davvero grossa. Nel silenzio delle segrete stanze dirigenziali è stato scritto il testo con il quale Via Capruzzi chiede all’Unione europea l’autorizzazione all’impiego dei 14 milioni di euro di fondi Fas per allungare quattrocento metri di pista dell’aeroporto foggiano. Il sospetto è che Bruxelles possa aprire una procedura d’infrazione per aiuti di Stato, contestando il mancato rispetto delle norme sulla libera concorrenza.

La notifica dovrebbe essere già stata inviata, ma nessuno lo dice né tantomeno le autorità locali ne sono state informate. Ieri l’assessore all’Urbanistica del Comune di Foggia, Augusto Marasco – che solo qualche giorno fa tranquillizzava il dirigente della commissione di Via sulla definitiva approvazione del piano urbanistico intorno al Gino Lisa in consiglio comunale – confessava tutta la sua incredulità dopo aver letto l’articolo della Gazzetta. «Abbiamo raccolto voci di corridoio, ma in concreto non siamo stati ancora informati. Non credo, a rigor di logica, che possa saltare il finanziamento. Penso piuttosto che l’autorizzazione chiesta dalla Regione possa far slittare i tempi per la chiusura del progetto esecutivo e l’assegnazione dei lavori. Ma i soldi sono salvi, almeno lo spero».

Non si comprende però cosa abbia spinto la Regione a richiedere l’autorizzazione per l’impiego dei fondi soltanto adesso, cioè a pochi giorni dall’apertura delle buste per l’assegnazione dei lavori. Il 20 novembre è tuttora convocata da Aeroporti di Puglia la seduta con le imprese che hanno partecipato alla gara d’appalto, segno tangibile della volontà di fare presto per non perdere i finanziamenti comunitari che potrebbero essere disponibili – lo diceva l’amministratore unico di Adp Acierno qualche mese fa – solo fino al 31 dicembre prossimo. La notifica inviata dalla Regione all’Unione europea ora ferma il conto alla rovescia e congela il finanziamento in attesa che Bruxelles si pronunci. Ma rischia anche di vanificare i 14 milioni qualora venissero accertati i rilievi sulla libera concorrenza?

Domanda che per il momento non trova risposta, a Bari le bocche sono supercucite. E allora per capirci qualcosa di più non resta che fare un passo indietro e ritornare a quel pacchetto da 81 milioni di euro di fondi Fas con i quali la Puglia nel 2011 programmò una serie di interventi di riqualificazione degli scali aeroportuali pugliesi. In quel pacchetto Foggia ci entrò di straforo, il piano denominato “Nodi aeroportuali” era stato predisposto essenzialmente per gli scali di Bari e Brindisi e comprende le seguenti voci: per l’Aeroporto di Bari adeguamento Infrastrutture di volo e prolungamento pista, seconda fase, per 15 milioni di euro e, sempre per Bari, la riconversione dell’area militare per 19 milioni di euro. Nell’aeroporto di Brindisi sono già in corso i lavori di rifacimento del piazzale sosta aeromobili e relativa viabilità connessa per 20 milioni di euro, la nuova caserma dei Vigili del Fuoco (3 milioni), la riconversione delle aree militari per 10 milioni. Foggia in quel piano è messa in coda, al punto due, con una singola voce: “Prolungamento della pista (Aeroporto di Foggia)”.

E’ questo il dubbio che oggi assale i tecnici dell’assessorato ai Trasporti, l’aver concepito una sorta di doppio bando, staccato dal pacchetto originario, che rischia di ritorcersi contro gli interessi regionali? Ed è lecito domandarsi quanta premeditazione ci sia in tutto questo? Qualcuno dovrà dare una risposta, questa volta Foggia e il suo proverbiale vittimismo non c’entrano nulla.

Ricordiamo che l’autore di questo progetto di richiesta dei fondi FAS, articolati in due blocchi (come descritto più in alto), fu l’allora assessore Guglielmo Minervini, al quale si dovrebbe chiedere una spiegazione. [MGL]

Si allunga la pista anche a Bari. Ma sono «lavori in sicurezza»

I lavori in corso negli aeroporti di Bari e Brindisi sono considerati dalla Regione come interventi di «messa in sicurezza» degli scali anche se, come nel caso di Palese, c’è anche la pista da allungare. A Foggia invece la Regione teme che il solo intervento sulla pista si configuri come intervento migliorativo di un bene di mercato con fondi pubblici e dunque in conflitto con le norme sulla libera concorrenza. A Bari invece la pista da allungare finisce nel calderone di lavori più generici e dunque al riparo (almeno così si suppone in ambienti regionali)
dagli strali comunitari. Probabilmente sta tutto qui il paradosso che rischia di mandare al tappeto le speranze di rinascita del Gino Lisa.

Articoli di Massimo Levantaci pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno del 13.11.2013

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Categorie: Generale, Le verità e i fatti in evidenza, Lo stato dei fatti sul Gino Lisa, Notizie, Sviluppo