«Ma il Gino Lisa tiene duro: lo fa dal 1915» Iacomino: «Uno scalo simbolo»

| 8 maggio 2012


C’era una volta il Gino Lisa, scalo simbolo dell’aero nautica italiana. Oggi lo vediamo così ridotto, senza voli di linea, compresso fra contese edilizie e una pista da allungare. Ma è dai tempi della Prima guerra mondiale che il vecchio scalo, più vecchio anche dello stormo militare di Amendola che è del ‘47 è sulla breccia tra alterne fortune: la sua lotta per la sopravvivenza dev ‘essere scritta nel destino.

Oggi a Palazzo Dogana si conclude una bella mostra sulla storia dell’Aeronautica militare in Capitanata in cui gli anni gloriosi del Gino Lisa sono il contrappunto di un’epoca. L’ha curata Luigi Iacomino, storico dell’aero nautica in Capitanata, memoria vivente lui così ancora giovane di una stagione eroica dell’aviazione nostrana tra americani, inglesi e poi tedeschi che da queste parti avevano i loro quartier generali.

Ma innanzitutto, il nome: perchè Gino Lisa? «L’aeroporto nasce ufficialmente nel 1915 come centro di addestramento piloti bombardieri Caproni (lo storico costruttore aeronautico: ndr), ma l’intito lazione risale al ‘21: il torinese Gino Gerolamo Lisa era morto quattro anni prima, nel 1917, combattendo sul fronte del Piave ai comandi di un bombardiere CA3 dov’era stato abbattuto dagli austriaci. Nel ‘21 gli venne assegnata la medaglia al Valor militare, a quell’epoca gli aeroporti venivano intitolati a queste figure: a noi toccò Gino Lisa».

A quel tempo Foggia era fucina di piloti, lo è sempre stata del resto se pensiamo alla scuola di “volo basico avanzato” ad Amendola, prima come Sessantesima squadra aerea, oggi Trentaduesimo stormo. Ma a quei tempi il Gino Lisa era un punto di riferimento dell’aviazione mondiale, qui prese il brevetto (sempre sui bombardieri) anche un certo Fiorello La Guardia, figlio del foggiano Achille (sarebbe diventato sindaco di New York nel 1933) a Foggia di stanza due anni, dal 1917 al ‘18, nel quattordicesimo gruppo bombardieri nell’American Expeditionary Force. Oggi Iacovino ripercorre le tappe di questo scalo alla luce anche degli ultimi avvenimenti: lui si dice più preoccupato per lo sfratto intimato dal Demanio alle famiglie che ancora abitano le case del Villaggio azzurro, le beghe sulla pista evidentemente non lo appassionano. «Le famiglie faranno ricorso sospira ma non so quante probabilità avranno di vincerlo. Il problema è sempre lo stesso: quell’area fa gola ai costruttori, ho paura che quando tutto sarà finito ci metteranno i palazzi. Sarebbe un danno devastante alla nostra storia».

Il Gino Lisa che si avvicina al primo secolo (2015) vive oggi di luce riflessa proprio grazie a personaggi come Iacomino che sono pronti in qualsiasi momento a rinverdirne i fasti: «Mi fanno ridere adesso le dispute sulla pista. Il Lisa negli anni delle due guerre aveva due piste formate a “L” lunghe 3 chilometri l’una. Una di esse fu poi strozzata dalla circumvallazione senza che mai nessuno se ne preoccupò. Era un campo di aviazione enorme, si pensi che gli americani della Air Force vi lasciarono parcheggiati cento quadrimotori fino al 1947 quando poi l’aeroporto fu ceduto alla nostra Aviazione. Divenne quindi un centro addestramento piloti.

L’aeroporto di Amendola – ricorda Iacomino – nasce nell’ottobre del 1943 su input degli americani che individuarono in quello scalo potenzialità enormi di sviluppo legate sempre al volo militare. Ma il Gino Lisa, concepito dagli americani come base per il bombardamento strategico, ha avuto un ruolo centrale nelle vicende belliche di quegli anni. E’ stato dal 1920 al 1940 reparto sperimentale della Scuola volo piloti sui caccia italiani; dal ‘41 al ‘43, in ossequio alle alleanze politicomilitari del governo Mussolini, fu base di addestramento anche per i piloti tedeschi. La sua storia incrocia la cosiddetta “Bomba Fritz” che ebbe un ruolo centrale nel teatro bellico della seconda guerra mondiale: i bombardieri tedeschi si sollevavano dal Gino Lisa per andarla a sganciare sul poligono di tiro a Manfredonia».

Articolo di Massimo Levantaci pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno dell’8 maggio 2012.

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Categorie: Curiosità, Generale, Notizie, Studi sul Gino Lisa

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