Il Gino Lisa come strumento per un’emigrazione di qualità

| 26 ottobre 2011

La notizia della cancellazione dei voli è sicuramente una doccia fredda, ma non intendo entrare nel merito della questione.

Oggi si parla di “occasioni di sviluppo mancato” e “di danno al turismo” ma invito tutti a focalizzarsi su un aspetto del trasporto da e per Foggia forse poco considerato: il Gino Lisa è e doveva essere sempre più l’aeroporto degli emigranti.

In tutto il mezzogiorno, e la Puglia non fa eccezione, si sta assistendo a un nuovo fenomeno migratorio di massa che sta riportando i flussi migratori in partenza dal sud a quelli degli anni 50 e 60.

E la provincia di Foggia non fa eccezione come sa bene chi ha animato e collaborato con Mondo Gino Lisa in tutti questi anni.

L’emorragia di persone, per di più giovani, viste le condizioni di lavoro attuale presenti in Capitanata è inarrestabile ed è tamponata più che dalle possibilità offerte dal territorio dai fenomeni di crisi del tessuto produttivo del Nord Italia che sta restringendo le possibilità di occupazione anche nelle aree storicamente più sviluppate del paese.

Il target del neo emigrazione foggiana è presto definita: giovane, molto qualificato e purtroppo senza occupazione. Un profilo che molte famiglie del mezzogiorno conoscono bene.

Il numero di chi decida di lasciare la Capitanata è un dato ufficiale ed è racchiuso in un indice, il cosiddetto “saldo migratorio”.

Nel 2010 il saldo migratorio ufficiale (differenza tra gli iscritti e i cancellati totali all’anagrafe dei vari comuni) della provincia di Foggia è calcolato in -481. [1]. Questo è però il solo dato finale, l’elaborazione è molto più preoccupante.

Iscritti da altri comuni

5.970

Iscritti dall’estero

3161

Altri iscritti

262

Cancellati per altri comuni

-8479

Cancellati per l’estero

-610

Atri cancellati

-785

-481

 

E’ possibile notare che il dato del saldo migratorio contiene anche la sezione “iscritti dall’estero” ovvero il dato che fa riferimento a tutti i residenti all’estero che trasferiscono la propria residenza in Capitanata (badanti, lavoratori agricoli presumibilmente). Senza questa voce il dato schizzerebbe a -3642. Ignorando per un momento il dato “cancellati per altri comuni”, ovvero le persone che escono dalla Daunia e vanno a vivere fuori provincia (-8479, non è possibile infatti stabilire quanti di questi siano veri e propri emigranti), possiamo definire un saldo “reale” di-3642 come molto allarmante.

In pratica è come se, numeri alla mano, ogni anno sparisse dalla provincia di Foggia un intero paese delle dimensioni di Rodi Garganico.

Le conseguenze per la società pugliese sono evidenti: famiglie frantumate e divise da centinaia di chilometri avvelenate dal senso di frustrazione di vedersi arrendere alle partenze dei propri cari come ed esattamente accadeva ai tempi della famosa “valigia di cartone”.

Qualcuno potrebbe dire che perdersi in piagnistei è deleterio e inutile: ma infatti nessuno è restato con le mani in mano.

Con orgoglio e coraggio sono infatti tante le persone che “statisticamente” prendono la valigia e lasciano tutto, spesso senza avere neanche un’idea chiara del loro futuro.

Dietro a questa emigrazione non c’è solo una dolorosa rassegnazione: per molti è l’inizio di percorso di crescita professionale e personale che li porta a ricoprire anche posizioni di prestigio.

I flussi migratori sono caratterizzati proprio da capitale umano particolarmente qualificato e proprio per questo difficile da impiegare nella fragile economia del mezzogiorno.

Ma il punto è proprio questo: la classe dirigente locale non può ignorare questo fenomeno di spopolamento della popolazione attiva ormai sotto gli occhi di tutti.

E’ molto difficile, con il contesto industriale produttivo ormai globalizzato per la politica incidere sull’economia del territorio in maniera significativa per aumentare i posti di lavoro.

Eccezion fatta per cui pochi posti messi a disposizione dalle varie amministrazioni pubbliche, sempre più rari, la politica non ha molte opportunità di ridurre il carico di disoccupazione che affligge la provincia di Foggia: Il tasso di disoccupazione in provincia di Foggia è al 15,4% (media nazionale 9,5%) con un tasso inerente la componente femminile pari al 24,7% [2].

In un contesto del genere i soggetti pubblici devono prendere atto che è fondamentale agevolare i flussi migratori anche mettendo a disposizione quante più infrastrutture possibili, permettendo a coloro che abbandonano la propria terra per esigenze lavorative di mantenere un legame vivo e vitale con le proprie radici.

L’ esigenze lavorative moderne (periodi di ferie sempre più spezzettati, flessibilità dei contratti e delle mansioni) e l’organizzazione del lavoro oggi in vigore è tale non permettono più lunghi periodi di chiusura delle attività compatibili con rientri a casa con modalità dispendiose in termini di tempo (treno e bus a lunga percorrenza).

E in tempi brevi solo il trasporto aereo può garantire tempi di spostamento adeguati alle esigenze del nuovo mercato del lavoro.

Inoltre lo spettro delle opportunità lavorative si va sempre più restringendo con la conseguenza che ai centri industriali del nord Italia si sono aggiunte altre destinazioni che però da Foggia sono irraggiungibili a meno di un trasferimento che escluda un rientro ai propri affetti costante.

Dare a tutti la possibilità di emigrare di più e meglio, mantenendo un rapporto costante e stabile con i propri affetti: a questo serviva il Gino Lisa.

Inoltre in tempi medio lunghi uno scalo crea in loco anche delle posizioni lavorative (nei servizi aeroportuali ad esempio) e nel turismo, con conseguente ricadute positive per il territorio.

E’ incredibile che di fronte a una situazione di disoccupazione ordinaria perdurante, la politica non sia stata in grado di favorire quanto più possibile i flussi migratori tramite l’unica infrastruttura direttamente gestibile (gli aeroporti si creano sul territorio non necessitano come le autostrade e le ferrovie di un coordinamento nazionale).

Il risultato per le famiglie foggiane è desolante: non solo dover vedere i propri figli emigrare ma anche doverli vedere salire su carri bestiame per affrontare viaggi biblici.

In pratica con la cancellazione dei voli suonerà l’ennesima beffa: si può emigrare agevolmente in tutta Europa da Brindisi, da Bari, da Lamezia Terme, da Reggio Calabria, da Catania, da Palermo, da Trapani, da Napoli, da Salerno (che oltre all’aeroporto Bonsai ha comunque anche il freccia rossa), da Olbia, da Sassari, da Cagliari, da Crotone e persino da Lampedusa e Pantelleria.

Ma da Foggia no.

Anzi da Foggia d’ora in poi si tornerà ad emigrare così:

 

F.D.C.

 

Altro materiale è reperibile su:

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_61/QEF_61.pdf



[1] Fonte http://www.comuni-italiani.it/071/statistiche/demobil.html

[2] FONTE: http://www.statoquotidiano.it/11/03/2010/la-capitanata-al-tempo-della-crisi-ripresa-nel-2018-disoccupazione-al-154/19076/

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